“intanto finisco l’università… Poi vediamo”


uni foto libri Quello di oggi è un articolo speciale. Oggi sbatterò alcune realtà in faccia ai miei lettori, alcuni potrebbero sentirsi offesi, altri potrebbero vederlo come uno stimolo a fare qualcosa; è a questi ultimi che mi voglio rivolgere particolarmente.

Potrebbe sembrare retorica, potrei risultare per certi aspetti pedante, ma in questi ultimi 12 mesi ho conosciuto centinaia di persone da letteralmente ogni parte del mondo e parlandoci assieme ho iniziato a trarre alcune conclusioni per certi aspetti demotivanti. Una diversa prospettiva mi sta lentamente dando una visione d’insieme più completa e nitida. Siamo un esercito…

Migliaia di giovani europei (posso parlare soprattutto per italiani e spagnoli) allo sbaraglio. Anch’io appartengo a questa categoria, ma l’averlo consapevolizzato è il primo passo per uscirne. Mi spiego meglio: confrontandomi con decine di persone più o meno della mia età, ho con un certo timore notato che alla domanda “come vedi te stesso/stessa tra 5 anni?” la maggior parte delle persone non sa dare una risposta. Spesso ciò che mi sento dire è “bè, intanto ho deciso di fare la magistrale, poi si vedrà…”, o”intanto finisco la triennale, poi deciderò”, oppure “per ora sto qui a Londra/Berlino/Sydney un po’, poi vediamo”, o ancora “mi diplomo e poi vedo”.

Sembra quasi che la posticipazione delle decisioni per la propria vita sia la regola assoluta. Per carità, non è possibile sapere a vent’anni cosa farai a 60, ma avere almeno un’idea di chi sei, cosa vuoi e dove stai andando, quello sì. Siamo un gregge di pecore smarrite senza pastore.

Nessun vento ti è favorevole se non sai verso quale porto sei diretto. Un costante stato indecisionale provoca più dolore, ed è emotivamente più pesante di un percorso arduo e pieno di difficoltà che però ti conduce ad una destinazione. L’inattività genera ansie, frustrazioni, senso di mancanza ed alimenta emozioni negative.

Io sono il perfetto esempio da utilizzare per spiegare questo fenomeno: finite le medie dovevo decidere quale scuola superiore frequentare, e pensando “bo, voglio fare qualcosa che mi permetta di poter lavorare o andare avanti” ho scelto l’istituto tecnico industriale. Per carità, niente da dire, ma col senno di poi e per come sono fatto io, sarebbe probabilmente stato meglio un liceo scientifico.

Arriva poi la prima vera scelta: “vado a lavorare o continuo?”. “Bè, non so cosa fare, allora mi iscrivo all’università intanto…”. E il sistema sociale in cui vivi non ti aiuta in tutto ciò; non esiste qualcuno o qualcosa che ti spinga a prendere decisioni su ciò che ti piace, che ti stimoli a trarre ciò che vuoi dalla vita; sembra piuttosto che ci sia come un “sentiero predeterminato” che dobbiamo obbligatoriamente intraprendere. Fai l’avvocato, fai il medico, diventa commercialista, non studiare filosofia… Trova una professione sicura che ti garantisca un futuro.

Balle! fregnacce! Se ti devi iscrivere all’università scegliendo una facoltà per esclusione ed utilizzando questi criteri socialmente più o meno accettati, sei già partito col piede sbagliato. Io posso parlare perché sono esattamente la persona che ha fatto questi errori, che ha dato retta alle aspettative che il mondo nutriva nei miei confronti.

Farò due esempi per avvalorare quanto finora detto:

Esempio 1) Se decidi di studiare archeologia perché è la tua passione, non sarà un peso per te scavare nella sabbia nei ruderi della antica città di Babilonia in Mesopotamia (attuale Iraq) perché non starai lavorando realmente… Starai avendo il meglio della tua vita perché l’archeologia è ciò che ti fa sentire vivo; è più intelligente chi decide di studiare numismatica per poi recarsi a studiare monete antiche in giro per il mondo, che chi come me si iscrive ad una facoltà “sicura” dove sarà facile trovare “lavoro” più avanti. Chi investe nei propri sogni semina per un florido raccolto.

Esempio 2) Avvocati/commercialisti ed analoghi come hobby hanno spesso la pittura, la musica, la scrittura e quant’altro… Quanti musicisti conoscete che come hobby redigono bilanci, ordinano cronologicamente fatture o cercano articoli relativi alla proprietà, impresa o i contratti sul codice civile?

Esempio 3) (sì lo so, avevo detto che facevo solo due esempi ma ho cambiato idea). Fare una cosa per gli altri non dà risultati buoni; io ho terminato la triennale solo ed esclusivamente per la mia famiglia ed il sacrificio che è stato fatto per mandarmi all’università. In uno stato mentale così la cosa principale che viene bene è lamentarsi in continuazione dei prof, esami, voti, bla bla bla… Voti quindi nella media, impegno incostante, disinteresse e quant’altro. Ovvio che l’esperienza universitaria mi ha fatto conoscere persone meravigliose e fare belle esperienze, ma questo articolo prende in considerazione prevalentemente gli aspetti della didattica.

Tutto ciò nulla vuole togliere alle facoltà di cui sopra, abbiamo ed avremo sempre bisogno di medici, ingegneri, avvocati e commercialisti, solo che sarebbe opportuno effettuare un po’ di introspezione e prendere scelte meno superficiali e più consapevoli nella propria vita.

Se il medico ti diagnosticasse una malattia mortale che ti desse ancora sei mesi di vita da spendere con una buona forma fisica, probabilmente smetteresti di lavorare e fare tutte le cose noiose che sai non essere veramente importanti, e ti dedicheresti a ciò che aggiunge realmente valore alla tua esistenza. Potrebbe essere spendere più tempo con le persone che ami, girare il mondo, fare paracadutismo, attraversare gli Stati uniti con un furgoncino Volkswagen degli anni ’70, passare il maggior tempo possibile a trastullarsi di fronte a youporn e chi più ne ha più ne metta…

Anche il fatto stesso di essere emigrato per me è stata una procrastinazione, un prendere tempo finalizzato a sé. Nella mia mente dicevo “intanto vado a Londra e vedo cosa succede”. Ma allora quando hai visto cosa succede poi cos’è che succede veramente? che hai bisogno di altro tempo per vedere cosa succede? In realtà è proprio così, le persone appartenenti all’esercito precedentemente menzionato portano a termine il proprio percorso di studi e poi mandano il curriculum in Luxottica (i bellunesi), o nella zona industriale più vicina possibile a casa (tutti gli altri). La vita si ridurrà all’aperitivo del venerdì sera, la partita della domenica e l’happy hour, mi raccomando non dimentichiamoci dell’happy hour!! Altrimenti c’è qualcuno che come me tergiversa con l’estero; sempre più persone nutrono questo feticismo dell’estero, è una mania incontrollabile, sta diventando una moda molto trendy, quasi una patologia, e forse ne faccio parte inconsapevolmente anch’io.

Se penso allo stato mentale e le condizioni con cui i miei nonni sono andati a fare fortuna in Svizzera nel secondo dopoguerra, e li confronto con il gregge di cui sopra, mi viene da sorridere. Trovo discrepanze, una generazione impaurita, cresciuta nel benessere e smarrita come non mai, dove in un mondo sempre più globalizzato si troverà ad affrontare un paio di miliardi di coetanei indiani e cinesi affamati (di cibo senz’altro, ma sempre più anche di successo), ben istruiti, disposti a lavorare il doppio per la metà della paga e parlanti un buon inglese.

Tutto questo mi ha portato a toccare temi che non avevo intenzione di affrontare, ma il filo logico dei miei pensieri mi ha condotto fin qua. Questo tema è difficile da concludere ma se potessi sintetizzare il messaggio che voglio trasmettere, lo farei nel seguente modo:

– Il momento di vivere è ora, non nel futuro. Inizia adesso a scoprire le tue attitudini, le cose che ti piacciono e cosa essere autenticamente, piuttosto che “interpretare una parte” che gli altri vogliono.

– Prendere una decisione è spesso una cosa difficile, non esistono veramente errori perché ogni diverso percorso arricchisce la tua persona, ma sarebbe meglio renderlo quantomeno gradevole.

– Allontanarsi un po’ dal proprio ambiente può aiutare a riflettere e mettere le cose in una prospettiva più chiara; con me sta funzionando, e non è necessario andare in un altra nazione (magari bastano due settimane in un rifugio in montagna, in una baita in riva a un lago, un viaggio o qualche giorno in religioso silenzio in un convento di frati)!

Ad ogni modo fai click qui per sapere quando usciranno articoli simili, oppure qui per vedere qual’è stata l’origine di tutto per me. Se condividi (del tutto o in parte) quanto esposto in questo post, ti invito a rendere partecipi anche i tuoi amici condividendo l’articolo su facebook o twitter; potrebbe essere un buon modo per motivarli a prendere quelle decisioni che stanno rimandando da ormai troppo tempo!!

Talk to you soon, bye!

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4 Responses to “intanto finisco l’università… Poi vediamo”

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