L’origine di tutto


bitchIn una pigra mattina della primavera 2012 mi trovavo nella biblioteca di lettere e facoltà umanistiche dell’università Ca’ Foscari di Venezia con l’intento di studiare, ma come spesso è successo nella mia carriera di studente universitario, stavo allegramente cazzeggiando in internet. Non so per quale serie di circostanze, ma sono finito su Amazon e data la mia passione per la lettura extrascolastica stavo cercando qualche autore di nicchia in una qualche categoria a me sconosciuta, con l’obiettivo di scoprire nuovi generi o scrittori interessanti. Fuori dalla finestra una Venezia nuvolosa faceva da contorno a questo scenario. Ero abbastanza annoiato, ma dopo alcuni minuti di navigazione quel titolo è apparso. Non so se vi è mai capitato; quella sensazione di entrare in una libreria, prendere in mano un libro e sentire dentro di voi che era esattamente ciò che stavate cercando, era lì che vi aspettava. Diciamo che ho provato la versione virtuale di quella sensazione.

Questa non vuole essere una recensione del libro ovviamente, ma mi sembra giusto menzionarlo; “The four-hour work week” il cui autore è Tim Ferris. Non mi dilungo sulla biografia dell’autore o il contenuto del libro, ma posso dire senza ombra di dubbio che dalla mia nascita ad oggi questo è sicuramente lo scritto che più ha influito sulla mia vita e il mio modo di pensare. Alcuni miei punti di vista sono radicalmente cambiati in pochi giorni, questioni che mi ponevo da tempo sono state risolte e nuovi spunti hanno preso luogo dentro la mia mente. Qui si insinua nei miei pensieri per la prima volta concretamente l’idea di emigrare. Ci tengo ora a precisare una cosa molto importante: NON ho deciso di andarmene perché “l’Italia fa schifo”, perché “non c’è lavoro”, perché “mancano le opportunità” etc etc… Queste sono tutte chiacchiere da bar che mi trovano completamente in disaccordo. Il lavoro ce l’avevo se avessi voluto e le opportunità non mancavano; ma vediamo una cosa per volta.

In quel momento della mia vita ero fidanzato, conducevo tranquillamente la mia vita da studente tra Venezia e Belluno senza grosse preoccupazioni, ma dentro di me c’erano alcune cose che non andavano. In primo luogo mi ha sempre seccato farmi mantenere e chiedere soldi alla mia famiglia, per questo motivo ho costantemente cercato di lavorare d’estate o quando avevo tempo per essere il più autonomo possibile. In secondo luogo, tra i miei sogni e desideri fin da quando avevo 12/13 anni, c’è quello di possedere, gestire e amministrare una mia attività in proprio; è una sorta di vocazione che sento da sempre dentro di me, e sulla quale sto tuttora lavorando.

Detto ciò, torniamo alla storia: i mesi passano, gli ultimi esami sembrano andare bene e apparentemente nella mia testa stavo archiviando le mie cogitazioni esistenziali in qualche angolo recondito del mio subconscio. Ad ogni modo, e come direbbero gli inglesi  “long story short”, mi sono fatto bocciare all’ultimissimo esame della triennale e nel frattempo dopo una più o meno fluttuante crisi relazionale sono tornato single.

Sostanzialmente ad ottobre 2012 ogni aspetto importante di quella che era la mia vita sembrava palesarsi come un fallimento esistenziale. Dopo alcune settimane di ubriachezza molesta e di sguardi persi nel vuoto ho riletto alcuni passaggi del libro e mi sono detto “vaffanculo, vado a Londra”. Cinque minuti dopo avevo acquistato il mio biglietto di sola andata da Treviso a Stansted, per la fantasmagorica cifra di 35 euro, partenza prevista per il 30 gennaio 2013.

Ovviamente nella mia testa c’erano diversi obiettivi tra i quali:

– Ripartire da zero

– Sfruttare le flessibilità e la semplicità della legge inglese per creare un’impresa

– Migliorare il mio inglese

– Altre cose che non si possono dire pubblicamente.

Ognuno di questi punti avrà un suo articolo nel blog, quindi non siate impazienti. Dove eravamo rimasti? Ah sì, il biglietto aereo.

Bene, tra una cosa e l’altra il tempo passa, mi faccio segare nuovamente allo stesso esame ma decido di partire comunque. In poche ore, il 30 gennaio passo dai panni di studente frustrato in quelli di immigrato disoccupato (bel cambiamento, no?). Ricordo nitidamente che pochi minuti dopo il decollo sono riuscito a riconoscere e nominare molte delle montagne che fanno da cornice alla meravigliosa terra da cui provengo, e una leggera sensazione di sollievo mista nostalgia si è fatta strada dentro di me.

Arrivo quindi al London Stansted Airport in una fredda sera d’inverno. Un’oretta e mezza di viaggio in autobus, e dall’aeroporto giungo direttamente alla stazione Victoria dove incontro mio cugino ed altri due ragazzi.

Non finirò mai di ringraziarlo abbastanza. Nei miei primissimi tre giorni a Londra sono stato ospite nel suo appartamento e mi ha dato un sacco di consigli utili su come affrontare il passaggio da un paesino di montagna ad una delle metropoli più popolose al mondo. Anche se non ci vediamo e non ci sentiamo regolarmente, te ne sono infinitamente grato: GRAZIE.

La sera stessa poi siamo usciti per un paio di pinte; tutto mi sembrava così nuovo e surreale che mi sentivo entusiasta ma allo stesso tempo un po’ smarrito…

Questo articolo però sta per giungere al termine ora. Lasciate un commento qua sotto se volete dire qualcosa relativamente al post. Se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di dare un’occhiatina qui per avere informazioni extra.

Talk to you soon, bye!

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4 Responses to L’origine di tutto

  1. Ale says:

    Io direi che il primo mese a Londra con annesse difficoltà, cambiamenti, ecc può essere un tema di grande interesse Nic…

  2. Pingback: “intanto finisco l’università… Poi vediamo” | NicoLifeStyle

  3. Pingback: 10 fatti della mia vita | NicoLifeStyle

  4. Reblogged this on NicoLifeStyle and commented:

    Il primo articolo di sempre (con le adeguate modifiche). Come cambiano in fretta le cose online…

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